1080p

Sigla che indica il formato standar Full HD, significa una risoluzione di 1920×1080 pixel. La “p” nella sigla sta per “progressive scan”. Spesso lo si trova nella forma 1080p/60, che indica un video con una risoluzione di 1920×180 con un frequenza di 60 frame per secondo.

35mm

Termine molto usato sia in cinematografia che in fotografia, 35 millimetri si riferisce al calibro della pellicola ed è il calibro più utilizzato per la ripresa e la proiezione cinematografica, nonché per la fotografia su supporto chimico. 35 mm è infatti la larghezza della pellicola (in realtà 34.98 ±0.03 mm). Venne adottato nel 1909 come standard nella ripresa e video, grazie all’ottimo compromesso tra qualità e costi, ed è rimasto lo standard dominante fino alla diffusione della tecnologia digitale. In fotografia dal 35 mm deriva il formato 135. Nel caso delle lenti (che sono misurate in mm), una lente 35mm è considerata una lente medium wide angle

3D or 3 Dimensional Capture

Le immagini tradizionali (sia foto che video) sono in due dimensioni, larghezza ed altezza. Per rendere anche la terza dimensioni, ovvero la profondità, Vengono riprese due immagini dello stesso soggetto, con un angolo leggermente diverso (proprio come fanno i nostri occhi). Le due immagini poi vengono proiettate simultaneamente e, tramite differenti tecnologie (dai primissimi occhiali con lenti rosse e blu, agli attuali occhiali 3D -attivi o passivi) ogni immagine viene inviata ad un solo occhio. Il nostro cervello le elabora e ricrea l’illusione della profondità.

Le prime immagini in 3D erano ottenute con una fotocamera stereoscopica, dotata di due obiettivi separati. In seguito sono stati sviluppati obiettivi stereoscopici che possono essere mentati anche su macchine normali, oltre a software che permettono di scattare una foto con una normale macchina fotografica, e poi una seconda foto con la stessa macchina leggermente spostata, creando immagini che possono essere proiettate su qualsiasi televisore 3D compatibile (il formato di queste immagini è .mpo -Multi Picture Object-)

4/3 o Quattro Terzi

Il Quattro Terzi è un formato proposto nel 2002 da Kodak e Olympus. Si riferisce alla dimensione del sensore, e non al fattore di forma (infatt iun fattore di forma 3:2 è compatibile con il sistema 4/3).
Rispetto al più diffuso sistema APS (Advanced Photo System), permette di avere un sensore decisamente più piccolo (circa un terzo in meno). Le ridotte dimensioni consentono di realizzare corpi macchina più compatti senza perdere niente in termini di prestazioni

720p

Sigla che indica il formato video con risoluzione 1280×720 pixel. Analogamente alla risoluzione 1080p, ance in questo caso si parla di Full HD e la “p” sta per progressive scan.

A

Filtro AA (o filtro Antialiasing)

Si tratta di un filtro per ridurre l’effetto aliasing (o scalettatura, in italiano), ovvero quell’effetto che si ha quando un segnale a bassa risoluzione viene mostrato in alta risoluzione, per cui le linee e i bordi non sono netti ma sembrano avere dei piccoli gradini. Il filtro smussa i bordi e rende le linee più lisce, tuttavia funziona aggiungendo una leggerissima sfocatura, motivo per cui molte fotocamere hanno la possibilità di rimuovere questo filtro.

Adattatore

Solitamente riferito agli adattatori che permettono di montare obiettivi normalmente non compatibili con il corpo macchina. Attenzione che alcuni adattatori potrebbero interferire con il normale funzionamento della macchina (nel migliore dei casi non funziona l’auto focus, nel peggiore possono anche verificarsi danni al corpo macchina)

AF – Autofocus

Può essere di due tipi: attivo o passivo. Nel primo caso si utilizza un fascio di luce o degli ultrasuoni per calcolare la distanza del soggetto e regolare di conseguenza le impostazioni. Nel secondo caso viene sfruttata la luce naturalmente riflessa dal soggetto per valutare la fase e il contrasto. Entrambe hanno pregi e difetti: l’autofocus attivo infatti è sensibile alla presenza di evenutali ostacoli tra la macchina e il soggetto (ad esempio un vetro), perchè verrebbe messo a fuoco l’ostacolo invece del soggetto; l’autofocus passivo invece funziona male in presenza di scarsa luce. La qualità del risultato, oltre ad altri fattori come la velocità di messa a fuoco e il risultato in presenza di poca luce) variano molto da un modello all’altro.Molti fotografi preferiscono la mesa a fuoco manuale per la maggiore possibilità di regolazione che permette

Analogica

Una fotocamera che utilizza una pellicola è detta analogica,  in opposizione alle fotocamere digitali che registrano le foto su un supporto digitale.

Artifacts

Gli artefatti sono delle forme artificiali non presenti nell’immagine originale. Nelle foto, possono essere l’effetto di gradinatura che si ha quando i pixel sono visibili (sopratutto nelle linee dritte), oppure le alterazioni di colore. Possono essere generate da diversi fattori, in particolare la compressione delle immagini (che genera una leggera perdita di dati) o all’utilizzo di software come Photoshop.

Nel campo della compressione delle immagini sono stati fatti molti sforzi per ridurre la generaizone di artefatti, ma dal momento che è praticamente impossibile non avere una perdita di dati, la maggior parte di questi sforzi sono volti alla post-produzione. Molti programi di editing immagini, infatti, utilizzano dei complessi algoritmi per compensare la quantizzazione dei dati e ridurre quini la generaizone degli artefatti.

ASA

Era la scala di misura utilizzata per la velocità della pellicola (detta anche rapidità oppure sensibilità). Oramai è stata sostituita dalla scala ISO 5800:1987

Più alto è il numero e maggiore è la sensibilità della pelicola, e quindi minore il tempo di esposizione necessario (ovviamente a parità di altre condizioni). Si parla di pellicola veloce nel caso di una pellicola ad ata sensibilità e di pellicola lenta nel caso contrario. I valori della scala ASA sono tarati in modo che a numero doppio corrispondano doppia sensibilità e quindi tempo di esposizione dimezzato.

Il valore della rapidità deve essere impostato sulla scala di sensibilità della fotocamera affinché l’esposimetro interno possa indicare i dati di esposizione corretti.

Aspect Ratio (o A/R o Fattore di forma o Rapporto d’aspetto)

E’ il rapporto tra la dimensione più lunga e quella più corta di un’immagine. L’aspect ratio nativo dipende dal tipo di sensore montato sulla macchina fotografica (per esempio i sensori 4/3 hanno un fattore di forma di 4:3, la macchine DSLR generalmente hano un fattore di forma 3:2).

Il fattore di forma nativo è molto importante perchè se scattate una foto con un rapporto d’aspetto e poi la visualizzate con un differente rapporto (ad esempio su una HDTV) l’immagine viene deformata o tagliata.

nota storica: il fatto che la maggior parte delle cornici siano 8 x 10 è dovuto proprio dal formato delle prime fotografie, 4 x 5 pollici

B

Bracketing

Il braketing, o esposizione a forcella, è una tecnica fotografica in cui lo stesso soggetto viene ripreso in diverse foto, variando le impostazioni (di solito l’esposizione, andando da un esposizione minore a una maggiore del normale). Viene utilizzata in tutte quelle situazioni in cui la variazione dell’esposizione può risultare in grosse differenze nella foto ed è quindi difficile ottenere una foto correta con un singolo scatto.

Molte macchine fotocamere sono dotate di una funzione di braketing automatico, in cui si impostano il numero di scatti e il numero di stop da variare tra uno scatto e l’altro, e la macchina scatta una serie di foto variando in modo l’esposizione.

Bokeh

E’ la sfocatura dei piani fuori fuoco, che possono trovarsi davanti o dietro il soggetto a fuoco della foto.

L’effetto può essere esteticamente piacevole oppure no, ma il termine per estensione è arrivato ad indicare la tecnica fotografica che sfrutta le proprietà delle lenti per ottenere un piacevole effetto di sfocatura, utilizzata spesso nei ritratti perchè esalta il soggetto rispetto al resto della foto.

La parola in se deriva dal giapponese “boke” e significa appunto sfocatura (o confusione mentale!).

Buffer

Molte fotocamere sono dotate di una memoria temporanea, che “salva” nel periodo che intercorre tra lo scatto e il salvataggio permanente nella memoria della macchina fotografica. Questa memoria temporanea diventa molto importante in caso di scatti continui, perchè riduce di molto il tempo di attesa tra una foto e la successiva.

Maggiore è la memoria del buffer e maggiore è il numero di scatti che possono essere salvati, e quindi maggiore sarà il numero di scatti Che la macchina riesce a fare a parità di tempo.

B&W

L’abbreviazione usata in molte macchine fotografiche per indicare il Bianco e Nero (Black & White).

C

CCD – Charge-Coupled Device (o dispositivo di accoppiamento di carica)

Normalmente, le macchine fotografiche digitali montano o un sensore CCD o un sensore CMOS. Entrambi svolgono la funzione di convertire la luce in elettroni, che a loro volta vengono convertiti in segnali digitali.

Sebbene al giorno d’oggi le differenze tra i due sensori siano diminuite, storicamente i sensori CCD avevano maggior risoluzione, mentre i CMOS erano più economici da produrre e consumavano meno batteria.

CMOS (o Complementary Metal-Oxide Semiconductor)

Alternativa ai sensori CCD (vedi sopra). Storicamente erano più economici, meno “esosi” in termini di consumo della batteria, ma ottenevano immagini con un risoluzione minore rispetto ai CCD. Al giorno d’oggi le differenze sono molto attenuate.

CMYK

E’ la sigla che indica la quadricomia, il sistema a quattro colori utilizzato nella stampa e nella produzione digitale. La sigla è l’acronimo di Cyan, Magenta, Yellow, Key black (Ciano, Magenta, Giallo e Nero); la K sta per Key plate (“piastra chiave”) e indica quale piastra di colore è usata come riferimento per allineare le altre tre.

CMYK è un sistema di colore sottrattivo, contrariamente al sistema RGB (Red Green Blue) che è un sistema additivo (ed è il sistema di colore utilizzato nei televisori, nei computer e nella stampa digitale delle foto).

CID (Color Injection Device)

Altro tipo di sensore per le macchine fotografiche digitali. Rispetto ai sensori CCD e CMOS (tipicamente usati nelle fotocamere de mercato consumer) hanno un maggior effetto antiblooming e sono molto resistenti alle radiazioni, rendendoli ideali per le fotocamere utilizzate in ambito nucleare, medico, e scientifico.

D

Diaframma (o apertura)

La quantità di luce che entra nella camera è determinata da due fattori, il diaframma e l’otturatore. Facendo un paragone con l’occhio umano, l’otturatore è la palpebra,mentre il diaframma è l’iride.

Il diaframma è composta da un serie di lamelle metalliche che possono essere regolate per ingrandire o rimpicciolire il foro attrerso cui passa la luce, controllando in questo modo la quantità di luce che arriva al sensore. La quantità e la forma delle lamelle può variare, generalmente si cerca di fare in modo che il foro appaia il più possibile circolare, ma esistono diaframmi con meno di 10 lamelle, che generano degli effetti ottici strani (normalmente visibili nei punti luce fuori fuoco). Analogamente a quanto succede nell’occhio umano, quando la luce è forte l’iride si restringe, mentre quando la luce scarseggia si apre.

Il rapporto tra la focale e l’apertura si misura con il numero f (f-number in inglese). Questo rapporto indica la stessa “quantità” di luce che transita nell’ottica e che darà quindi lo stesso valore di esposizione, utilizzando degli obiettivi con lunghezza focale diversa.

Gli Stop (o f-stop) sono una sequenza standard di numeri-f. Codificata nel 1905, è una progressione numerica di ragione {\sqrt {2}} e comprende i seguenti intervalli:

f/1 – f/1,4 – f/2 – f/2,8 – f/4 – f/5,6 – f/8 – f/11 – f/16 – f/22 – f/32 – f/45 – f/64 – f/90 – f/128 (etc).

grazie a questa convenzione, gli stop di tutte le ghiere in commercio sono unificati (a prescindere dalla lunghezza focale) e il passaggio da uno stop a quello successivo indica il raddoppio dell’area del foro. Normalmente il diaframma è in grado di variare la quantità di luce di 7 Stop, ma ci sono modelli che possono arrivare a di più (anche 10 Stop) o meno (solitamente comunque almeno 4 o 5 Stop). Ancora, la regolazione può essere meccanica o elettronica, manuale o automatica. Esistono infine alcuni modelli con intervalli di frazioni di stop.

Distorsione ottica

Si tratta di un difetto dell’immagine in cui i lati di una figura non appaione dritti ma concavi o convessi. E’ dovuto al fatto che le lenti non hanno una superfice esterna piana ma leggermente curvata. Esistono due tipi di distorsione ottica: a cuscino e a barile a seconda della curva (rispettivamente concava e convessa).

Fortunatamente si tratta di una distorsione legata a precisi fattori geometrici ed è quindi facile da correggere con programmi come Photoshop.

DSLR (Digital Single-Lens Reflex)

Sono le fotocamere digitali che utilizzano un sistema meccanico di specchi per indirizzare la luce proveniente dall’obiettivo verso un sensore (a differenza delle fotocamere SLR che invece utilizzano la pellicola). Solitamente viene utilizzato per indicare le macchine fotografiche con sensori che ricordano il formato 35mm come dimensioni, anche se esistono molte fotocamere con sensori di dimensioni differenti che, da un punto di vista tecnico, sono delle DSLR.

Le macchine fotografiche DSLR possono montare una gran varietà di obiettivi intercambiabili, hanno mirini molto precisi e montano sensori tipicamente più grandi rispetto alla maggior parte delle compatte in commercio, cosa che permette una maggior qualità della foto. Dal momento che montano sensori di dimensioni simili alle tradizionali macchine a pellicola, riescono a riprodurre una simile profondità di campo e rapporto segnale/rumore.

F

FPS – Fotogrammi per secondo (o frames per second)

E’ la frequenza di cattura o di riproduzione dei fotogrammi. Nel mondo della fotografia digitale infatti può riferirsi a due cose: il numero di scatti in un secondo quando si fa uno scatto continuo (ad esempio 6,5 fps significa che in un secondo vengono scattate 6,5 foto), oppure alla frequenza dei fotogrammi nel caso di una registrazione video. Lo standard in questo secondo caso è di 25 fps (30 negli Stati Uniti).

G

GPS – Global Positioning System

Sempre più spesso presente nelle nostre fotocamere, questa funzione permette di geolocalizzare la foto, aggiungendo la longitudine e la latitudine alle informazioni della foto. Se da un lato questo può essere molto utlile per chi viaggia continuamente e vuole sapere dove esattamente dove è stata scattata una foto, dall’altro può fa sorgere qualche perplssità per quanto riguarda la privacy: quando le foto vengono caricate su social network come Facebook o Flickr, infatti, anche queste informazioni vengono caricate.

J

JPEG (Joint Photographic Experts Group)

Primo standard internazionale per la compressione dell’immagine a tono continuo. Si tratta di un formato “lossy compression”, ovvero di compressione con perdita di dati (infatti noi possiamo impostare il livello di compressione nella nostra macchina fotografica, ma maggiore è la compressione e minore sarà la qualità della foto). Trattandosi di un formato aperto e gratuito, è uno dei più diffusi, se non il più diffuso, sopratutto nelle fotocamere di livello consumer (le fotocamere di alta gamma di solito danno la possibilità di utlizzare il formato JPEG oppure il RAW, che non ha compressione di alcun tipo).

L

Lunghezza focale

Si misura in millimetri ed è la distanza tra il punto focale del sensore e il centro ottico della lente. Normalmente si considera normale una lunghezza focale pari alla diagonale del formato, mentre le lunghezze al di fuori della norma (come ad esempio nel caso del teleobiettivo o del grandangolo) sono ottenute con un particolare schema di lenti.

In particolare, nel caso del teleobiettivo, l’angolo di viswuale viene ridotto e l’impressione che si ha è di essere più vicini del reale al soggetto. Discorso opposto per il grandangolo (che non a caso utilizza lo schema del teleobiettivo invertito).

M

Misurazione del contrasto

E’ un sistema di messa a fuoco automatica che si basa sul principio generale che più l’immagine è a fuoco e maggiore sarà la differenza tra due pixel adiacenti. Questo metodo viene tipicamente utilizzato nelle videocamere e nelle fotocamere digitali, e permette di mettere  a fuoco il soggetto senza doverne rilevare prima la distanza.

Il principale difetto di questo sistema è che in situazioni di scarsa luce, il sistema non riesca a mettere a fuoco l’immagine e finisca per aggiustare continuamente le lenti.

O

Obiettivo a focale fissa

si tratta di un obiettivo che non può cambiare lunghezza focale, e quindi è privo di zoom. Anche se meno versatili degli obiettivi con zoom, sono spesso preferiti a questi ultimi perchè generalmente la qualità ottica è superiore e l’ottica stessa pesa meno, non avendo bisogno delle componenti meccaniche dello zoom. Il fatto di avere un’unica lunghezza focale inoltre permette una maggior ottimizzazione e una maggior semplicità nello schema delle lenti, con conseguente riduzione dell’aberrazione cromatica. Ultima nota, gli obiettivi a focale fissa generlamente hanno un’apertura maggiore, cosa che permette loro, a parità di esposizione, di scattare con meno luce.

P

Priorità di diaframma (o prorità di apertura)

Alcune fotocamere presentano la funzione proirità di apertura che permette di impostare manualmente il diaframma e lasciare che la macchina imposti automaticamente il tempo di apertura dell’otturatore (in base all’esposimetro). Il vantaggio di questa modalità (solitamente indicata con una A o con l’icona di una testa) è di avere una modalità facile da usare che permette però di mantenere il controllo sulla profondità di campo (a discapito dei tempi di esposizione). Un altro modo di utilizzare questa funzione è di impostare un apertura grande per fare una messa a fuoco selettiva su un particolare, o al contrario di pettere a fuoco una parte più ampia dell’inquadratura, impostando una apertura piccola (per inciso, questo è quello che fanno la maggior parte delle compatte a fuoco fisso).

La funzione inversa è detta priorità di tempo; alcune fotocamere permettono la ripresa in entrambe le modalità.

Profondità di campo

Detta anche profondità di campo nitido, è quell’area in cui gli oggetti presenti sono comunque a fuoco e appaiono sufficientemente nitidi, pur non trovandosi nel piano di fuoco. Nella fotografia macro la profondità di campo è di pochi millimetri, mentre nella fotografia paesaggistica può arrivare ad alcuni chilometri.

Se l’apertura del diaframma è grande (quindi con un basso numero di f-stop), la profondità di campo darà minore rispetto alla stessa foto scattata con una minore apertura di diaframma. Spesso i fotografi cercano di ridurre il più possibile la profondità di fuoco in modo che gli oggetti presenti sullo sfondo non tolgano attenzione al soggetto principale.

S

Sensore APS-C (Advanced Photo System tipo-C)

Il nome di questo sensore deriva da un tipo di negativo, oramai obsoleto, che non ha mai preso veramente piede. L’Advanced Photo System aveva misure di 25,1 × 16,7 mm, con un fattore di forma (base:altezza) pari a 3:2. Il sensore che ne prende il nome mantiene il fattore di forma 3:2 ed è pù piccolo del tradizionale sensore 35mm (detto anche pieno formato); le dimensioni nel tempo hanno cominciato a variare leggermente a seconda del produttore, senza però allontanarsi mai troppo dalle dimensioni originali di 25,1 × 16,7 mm.

Inizialmente i produttori hanno adottato il formato APS-C perchè le ridotte dimensioni lo rendevano molto più econimco da produrre rispetto al pieno formato (36 x 24 mm), rimanendo comunque abbastanza grande da poter incrementare in modo significativo le performance della fotocamera (sopratutto in condizioni di scarsa luce).

Oltre al type-C (classico), esistono altri due tipi di sensore: l’APS-H (“High definition”) e l’APS-P (“Panoramico”).