fotoamatoreIl fotoamatore è il vero appassionato di fotografia. Non scatta per professione, per vincoli contrattuali o per arrivare a fine mese, ma unicamente per dare risposta a quell’insostenibile fascino che la fotografia esercita su di sé. Non è costretto a pensare in modo ossessivo al risultato finale: i suoi punti di vista potranno rimanere privati, personali, poiché la missione che ha, nel ramo della fotografia, è unicamente dettata al diletto.

A contrario del fotografo professionista, costretto a catturare precise porzioni di realtà con particolari accorgimenti per la vendita, il fotoamatore è un autore disimpegnato. Il suo obiettivo si posa dove lo sguardo vuole. La ricerca dello scatto obiettivamente perfetto è un possibile punto di arrivo, ma non la priorità delle sue uscite fotografiche.

Oggi chiunque, grazie ai dispositivi portatili ultraleggeri e alle fotocamere dei recenti smartphone, può coltivare il nobile passatempo della fotografia e ritrovarsi ad essere a tutti gli effetti un fotoamatore. Gran parte degli utenti che oggi tentano l’approccio a questo mezzo espressivo lo fa per raccontarsi e raccontarci quello che ha visto e vissuto, testimoniarci, più o meno con successo, sentimenti che ha inciso all’interno dei bordi di una fotografia. Ma non sempre è stato così.

Il fotoamatore, prima di esercitare la fotografia per diletto, ha dovuto attendere che questa si universalizzasse e divenisse democratica, ovvero fruibile da qualsiasi utente a prezzi di vendita competitivi. Ciò è avvenuto in seguito alla semplificazione tecnologica del dispositivo, che ha ridotto l’eccessivo impegno tecnico e le vaste conoscenze ottico-chimico-fisiche necessarie per ottenere scatti sulle prime fotocamere.

Quindi per tracciare una breve storia della fotografia amatoriale dobbiamo tornare indietro al 1888 quando sul mercato americano arriva la Kodak. Kodak è un marchio di fantasia straordinariamente moderno: non significa niente, ma suona bene in tutte le lingue e richiama il rumore dello scatto. L’ideatore è un ex impiegato di banca che aveva aperto una fabbrica di materiale sensibile per la fotografia, George Eastman il cui motto è: “Voi premete il bottone e noi facciamo il resto”. Difatti, a differenza delle pesanti apparecchiature fotografiche del tempo, la Kodak vende dei modelli agili, semplici nell’utilizzo, poiché già dotati di pellicola e con le istruzioni per effettuare degli scatti ottimali. Prodotti pensati per un mercato globalizzato, facilmente esportabili in tutto il mondo.

Acquistando una Kodak, Eastman non offre solo un apparecchio fotografico, ma una catena di produzione delle immagini per un pubblico semplice, amatoriale. Quando tutte le foto sono state scattate il cliente manda l’apparecchio ai laboratori Eastman a Rocherster, nel Rhode Island, e presto riceve, dietro pagamento di 10 dollari, la macchina caricata con una pellicola nuova e tutte le sue foto stampate. Novità: le pellicole non vengono più sviluppate nelle camere oscure allestite nei retro bottega dei fotografi, ma in grandi laboratori gestiti da tecnici, rendendo il processo produttivo di tipo industriale. La brillante iniziativa commerciale lanciata da Eastman, più occasione di svago che non di testimonianza oggettiva della realtà, relega definitivamente la fotografia amatoriale a un nobile passatempo per le classi medie.

Nel 1895 la Kodak Pocket costa 5 dollari e viene venduta in oltre centomila esemplari nel primo anno. Causa di tale successo, oltre alla leggerezza del dispositivo, sarà l’utilizzo delle nuove pellicole di celluloide che rendono ancora più divertente e rapido lo scatto. Ora non c’è più bisogno di mandare l’apparecchio carico al laboratorio, ma solo la pellicola.

Se fotografare è un gioco da ragazzi, nel 1900 arriva la Kodak Brownie: costa un dollaro ed è dedicata all’infanzia. Questa fotocamera batterà ogni record di vendita, e decreterà l’uscita prepotente della fotografia dilettante dal recinto dei professionisti. Da allora il numero delle foto scattate ogni anno non si conta più.

Sempre in questo periodo, per continuare nel racconto dell’enorme processo di democratizzazione vissuto dalla fotografia, c’è il boom di vendita delle cartoline. Nei primi due decenni del Novecento la cartolina ha avuto il monopolio della rappresentazione popolare dei luoghi, artistici o esotici, prima di avvertire la concorrenza dei giornali illustrati. La cartolina, oltre ad essere occasione di prestigio e motivo di importanza sociale per chi la riceveva, forniva informazioni su come comporre fotograficamente un paesaggio, o raccontare un soggetto per immagini in un periodo in cui non esistevano guide allo scatto e l’accesso alle riproduzione era molto ridotto. Queste fornivano dei cliché, dei punti di vista convenzionali che suggerivano al fotoamatore varie possibilità di scatto, insomma vie per un’estetica fotogenica. Ad esempio vi sono centinaia di cartoline simili di Napoli e del Vesuvio, tutte incorniciate dal fronzuto pino marittimo sulla sinistra col vulcano sullo sfondo, e non si contano le banali rappresentazioni di eventi della vita collettiva o scene di strada, sempre veicolate dallo spedibile cartoncino rettangolare.

Con l’arrivo dei fotogiornali, ecco che i reporter hanno bisogno di fotocamere sempre più rapide ed agili, il cui compromesso non gli faccia perdere la qualità dello scatto. Ecco quindi arrivare sul mercato la Leica. Il 1925 è l’anno di battesimo della tedesca Leica, la celebre compatta di Bresson e Capa dal superbo design ergonomico. Questa permette scatti a mano libera grazie al suo luminoso obiettivo e, come per la Kodak, non sono necessari pesanti supporti come il treppiedi: una volta messo a fuoco ed inquadrato il soggetto si può scattare. I fotoreporter hanno finalmente trovato la fotocamera che cercavano, sono i primi anni dei grandi reportage intorno al mondo.

Seguiranno le polaroid, le prime macchine digitali, gli smartphone di prima ed ultima generazione, … insomma chi vuole oggi approdare al magnifico mondo della fotografia ha molto da sperimentare.

fotpografo amatoriale Nei già costituiti album ricordo borghesi, a fianco delle foto più importanti acquistate dal fotografo professionista a matrimoni, battesimi e comunioni, vengono raccolte anche le immagini scattate dai membri della famiglia. Sono queste fotografie, dalle inquadrature semplici e considerate banali dall’occhio estraneo, a richiamare alla memoria momenti per noi importanti. Quando le abbiamo scattate abbiamo amato il mezzo fotografico, fedele riproduttore della realtà visiva e guardiano dei ricordi, e questo ci ha reso, anche solo per un istante, dei provetti fotoamatori.

Il fotoamatore è colui che sperimenta, prova, riprova, sospende per un certo periodo e poi riprende con molto più fervore di prima. Ama misurarsi con le proprie foto perché è sostenuto in quello che fa dall’ardore che la pratica fotografica gratuitamente dona. Non importa se ha ancora molto da esplorare, se la fotocomposizione dell’immagine non è equilibrata o è leggermente sovraesposta, per il fotoamatore è importante esprimersi. Esprimere quello che ha provato nel sacro istante in cui la fotocamere fa clic.