Se fotoamatori e professionisti preferiscono le reflex ci sarà un perché… scopriamole insieme!

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Se fotoamatori e professionisti preferiscono le reflex ci sarà un perché… scopriamole insieme!

ReflexDa esperti quali siamo di fotografia, abbiamo ormai capito che le fotocamere hanno una parte fissa, chiamato corpo macchina e una parte mobile, cioè gli obiettivi. Se l’obiettivo ha comunque un ruolo fondamentale, poiché permette l’ingresso della luce nella fotocamera e quindi la realizzazione della fotografia, nel corpo macchina sono presenti tutti quei meccanismi e dispositivi che permettono la formazione e la conservazione dell’immagine in sede di scatto.

Gli strumenti tecnologici contenuti nei corpi macchina delle digitali e delle analogiche sono gli stessi, l’unica differenza è che queste ultime conservano un dispositivo per il trascinamento della pellicola con l’eventuale contatore delle foto scattate. Per il resto hanno gli stessi supporti di battaglia: otturatore per regolare l’ingresso della luce, il pulsante di scatto, l’autoscatto con relativo timer, il mirino…

Dal mirino è possibile inquadrare il soggetto e determinare cosa includere ed escludere nell’inquadratura, con una precisione che nelle fotocamere analogiche viaggia tra il 95 – 98% e nelle attuali digitali addirittura arriva al 99,9%. Questo vantaggio le può far risultare molto più sicure delle compatte, le quali ancora mantengono, come abbiamo visto nei precedenti post, alcuni problemi di parallasse.

Il fotografo è l’unico testimone di ciò che sta scattando, perché solo il suo occhio può avere visione in tempo reale di cosa sta scattando. La luce, penetrata attraverso l’obiettivo, viene proiettata, tramite uno specchio posto a 45 gradi, verso l’alto e quindi nel pentaprisma, un blocco di cristallo sagomato, che la riflette in modo che l’immagine si veda diritta nell’oculare.

Durante la salita, tra lo specchio a 45 gradi e il pentaprisma, la luce incontra un vetro smerigliato che, fungendo da filtro, permette all’occhio del fotografo di riconoscere l’esatta messa a fuoco dell’immagine. Nulla di complicato, è solo un gioco di specchi. Gioco che gli inventori hanno giustamente denominato reflex, traduzione inglese del poco commerciale riflesso.

Cenni storici

Rolleiflex

Biottica Rolleiflex

Storicamente il reflex ha avuto la sua prima applicazione nel 1928 con la biottica tedesca Rolleiflex. Per biottica si intende una fotocamera con due obiettivi sovrapposti: l’obiettivo inferiore per la ripresa, la cui luce finisce direttamente sulla pellicola, e quello superiore per la visione tramite specchio di riflessione. L’inquadratura è osservabile su una superficie piana, un vetro smerigliato che ovviamente restituisce la realtà al di là dell’obiettivo, ma in termini speculari: l’immagine risulta rovesciata da destra a sinistra. La Rollei, che presto adotterà la pellicola 6 x 6 cm, è una macchina solida e compatta, ha obiettivi molto luminosi e produce scatti di elevata qualità al punto da permettere grandi ingrandimenti.

Le prime reflex monoculari, ad obiettivo singolo, compaiono negli anni ’30, ma diventano pienamente utilizzabili solo nel dopoguerra grazie all’introduzione del pentaprisma.

Il pentaprisma ha il ruolo di correggere quel fastidioso effetto ottico di ribaltamento che l’immagine subisce quando le particelle di luce, che la compongono, attraversano una lente. Ogni volta che puntiamo l’occhio attraverso l’oculare del mirino pensiamo sia cosa banale vedere il mondo come realmente è, ma in realtà, all’interno della fotocamera, sta avvenendo uno sbalorditivo gioco di proiezioni e rimbalzi di immagine…

Proprio per questa tecnologia che le contraddistingue dalle altre fotocamere del passato, le reflex sono le prime macchine che permettono di vedere le immagini reali prima dello scatto (attenzione non durante). Questo accorgimento tecnico ha permesso di sostituire le prime ingombranti macchine a lastre, dove il vetro smerigliato protetto da un cappuccio serviva da mirino, con le più agili ed intraprendenti reflex.

In fase di scatto lo specchio inclinato a 45 gradi si alza istantaneamente lasciando libero il percorso alla luce un attimo prima che la tendina dell’otturatore si apra. Per questo motivo, nell’esatto istante in cui la macchina fa click!, l’occhio rimasto a guardare attraverso il mirino si ritrova senza punti di riferimento al buio. In pratica lo specchio alzandosi lascia passare la luce sotto di sé facendola finire sul sensore o sulla pellicola e non opera quell’effetto di deviazione verso l’alto per la quale è stato progettato.

Nikon FLa prima fotocamere reflex ad avere assenza di errori di parallasse è stata la Nikon F del 1959, un modello che, per chi lo ha utilizzato, ha segnato il passaggio di leadership dei costruttori dalla Germania al Giappone. Con il declino delle importanti marche storiche tedesche, come la Zeiss, arrivano sul mercato le nipponiche Olympus, Pentax, Canon e Nikon che mirano ad una fotografia universalmente fruibile e dai costi sempre più contenuti.

Riguardo la messa a fuoco, molte reflex sono dotate di autofocus passivo, cioè un sistema in grado di determinare, con l’ausilio di un particolare algoritmo di riferimento contenuto nel sensore, l’esatta posizione dell’obiettivo per avere un soggetto nitido e non sfocato. Questo sistema, nelle moderne digitali, può diventare fastidioso se non si disinserisce quella particolare opzione che non permette di scattare fino a quando il soggetto non è perfettamente a fuoco. Un continuo muoversi su e giù dell’indeciso obiettivo, che sicuramente lede la dignità del fotografo impossibilitato nell’effettuare scatti artistici.

Conclusioni

Per il fotografo alle prime armi, o per il fotoamatore ortodosso, mantenere la fotocamere con le impostazioni manuali può essere una continua sfida o una prova del proprio impegno nello scatto. Impostare la messa a fuoco, il diaframma e l’otturatore significa rispolverare continuamente i tre principi di base per scatti di elevata qualità. Anche se oggi le macchine fotografiche più avanzate consentono la preselezione di modalità che il costruttore ha denominato come preferibili per paesaggi, ritratti, eventi sportivi, … , il fotografo esperto sa che può fare affidamento solo sui parametri che ha saputo conoscere con l’occhio dell’esperienza. Non è un invito a diffidare delle veloci impostazioni automatiche delle reflex, ma un consiglio a riflettere a ridosso dei parametri che le macchine manuali impongono.

Attualmente, per la politica di mercato asiatica mirata alla democratizzazione del mezzo, sono disponibili una vastissima gamma di accessori ed obiettivi per fotocamere reflex. Le possibilità operative sono pressoché illimitate, ma dal punto di vista costruttivo e del funzionamento, queste sono apparecchi delicati e vulnerabili che richiedono una costante manutenzione.

Insomma, bisogna amare la propria fotocamera reflex… ed utilizzare una buona e seria custodia quando la si trasporta! Non c’è niente di più fastidioso, qualsiasi fotografo professionista può confermarlo, di quando il tecnico riparatore di fiducia ci mostra il conto della sostituzione di quel misterioso, ma costosissimo, dispositivo interno che si è danneggiato dopo l’ultimo tremendo volo della nostra fida fotocamera… Chi ha orecchi per intendere, intenda!

By | 2017-02-24T16:08:23+00:00 gennaio 2nd, 2017|Categories: Fotografia|Tags: , , , , |0 Comments

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