Quando si fotografano persone a colori, si fotografano i loro vestiti. Ma quando si fotografano persone in bianco e nero, si fotografano le loro anime!

Ted Grant

    Per quanto possiamo essere ottimisti anche le fotocamere del futuro non potranno mai riprodurre la realtà come effettivamente è. Le fotografie avranno sempre la presunzione di rappresentare fedelmente la natura, ma in realtà creeranno sempre e solo degli analoghi che indurranno l’osservatore a riconoscere il soggetto per somiglianza.

Nessuno, neanche il più sprovveduto, potrà mai cadere nell’inganno che in questo universo possa esistere un tramonto in due dimensione che restituisce delle sfumature monocromatiche che vanno dal bianco al nero. Eppure qualcuno lo ha visto, lo ha immaginato e per chissà quale motivo lo ha catturato…  Solo il mezzo fotografico ha la possibilità di restituire automaticamente ed immediatamente un’alternativa alla realtà ontologica policromatica: un mondo in bianco e nero!

Fotografare in bianco e neroNella fotografia in bianco e nero non c’è un’esclusione di colori, ma una loro conversione netta in sfumature di grigio: una gamma tonale che va dal nero al bianco mostrandosi in tutte le sue svariate gradazioni.

Quella che noi definiamo luce è una miscela di radiazioni di differenti lunghezze d’onda all’interno dello spettro visibile. Tutta la luce che penetra attraverso l’obiettivo collabora nel creare immagini monocromatiche, analoghi fittizi di una realtà alternativa ma non per questo diversa.

La fotografia B/N è un gioco di immaginazione e come tutti i giochi ha bisogno di regole precise per funzionare bene. Per questo il fotografo deve (ri)pensare in tonalità di grigio il soggetto da catturare e deve essere ancora più tecnico per realizzare scatti mozzafiato…

il Sistema Zonale

Maestro indiscusso della fotografia analogica monocromatica è stato Ansel Adams, il grande fotografo tecnico che ha incantato milioni di visitatori con i panorami catturati in lungo e in largo per gli States. Immaginando le fotografie all’interno di un Sistema Zonale, Adams ha permesso di mettere in relazione le diverse luminanze di un soggetto con i valori di grigio, compresi sempre tra il bianco e il nero, con cui intendiamo rappresentare l’immagine finale. Composta l’inquadratura dobbiamo misurare con l’esposimetro a spot singolo (ovvero che misura un unico punto indicato) i diversi valori della scala, o zone tonali, comprese tra il massimo bianco dell’immagine che per convenzione ha valore 10 (X) e il nero più fondo con valore 0. Lo scopo è di individuare il punto mediano della scala, che ha valore 5 (V), e che in stampa renderà il grigio medio, valore dell’esposimetro pari a 0. Individuato possiamo sovra o sotto esporre il negativo per ottenere in sede di stampa valori più chiari o scuri, quindi far risaltare tonalità che non possono essere registrate totalmente sulla carta fotografica. I valori della Zona I e della Zona IX rappresentano i limiti della scala che registra effettivamente l’intera gamma di valori delle superfici e delle forme.

Vedere in anticipo le soluzioni alternative con cui si può restituire un soggetto lascia ampio spazio all’interpretazione soggettiva, permettendo di utilizzare in ogni fase i mezzi più adeguati necessari alla realizzazione dell’immagine che abbiamo visualizzato. L’immagine è diventata un’amplificazione dell’esperienza con il soggetto, o come amava sintetizzare Alfred Stiglitz : la fotografia è l’equivalente di ciò che vidi e sentii.

Adams ci ricorda che il nostro soggetto non è una superficie di luminanza uniforme fotografata con differenti esposizioni, ma un concerto di luce che deve essere regolata da un unico maestro d’orchestra: il fotografo. Anche se oggi l’evoluzione dell’immagine ci ha portato a comprimere la luce in sterminate linee di codici binari, il Sistema Zonale si rivela di grande utilità per chi ha da poco scoperto la magia del dispositivo fotografico, poiché può aumentare le opportunità sia dal punto di vista tecnico che espressivo.

Il sistema zonale

La scala tonale

Il Bianco e Nero nell’era del digitale

Nell’ambiente digitale è perfettamente possibile lavorare anche in monocromatico. Consiglio: conviene sempre scattare delle fotografie a colori e poi modificarle in bianco e nero con un programma di elaborazione. Convertendole direttamente con la fotocamera l’operazione non sarà annullabile e rischiamo di disperdere tutte le informazioni di colore dell’immagine.

In Photoshop, ad esempio, un ottimo metodo per modificare i colori dell’immagine è quello di applicare un livello di regolazione per la modalità bianco e nero. Non convertiremo l’immagine originale, ma ci porremo un livello di modifica che ci permetterà di controllare ogni colore in modo separato.

Altra funzionalità di Photoshop è la possibilità di aggiungere dei filtri colore. Mentre in passato questi venivano realizzati in fogli di gelatina colorata da montare sull’obiettivo, adesso anche i più banali software di elaborazione riproducono i loro effetti digitalmente in modo eccellente.

I filtri assorbono determinate lunghezze d’onda dello spettro visibile lasciando passare intatte le altre, in questo modo il fotografo può scegliere di fare arrivare sulla pellicola/sensore solo la luce pensata e voluta. Un filtro fa passare la luce con la lunghezza d’onda del suo stesso colore e assorbe, scurendoli, i colori con lunghezze d’onda più lontane dal suo colore: schiarisce il suo proprio colore e scurisce i colori complementari. Un filtro rosso, ad esempio, ha il colore caratteristico che gli consente di trasmettere un’elevata percentuale di lunghezze d’onda rosse o di assorbire la maggior parte delle altre. Nella nostra fotografia B/N quindi i rossi saranno bianchi e i blu scuri.

Sempre il filtro rosso-arancione sarà ideale per far risaltare il bianco delle nuvole su cielo blu. La maggior parte del blu viene assorbita dal filtro, evidenziando contorni e forme delle nuvole contro un cielo più scuro in confronto allo scatto senza filtro.

Ritratto bianco e neroConsiderata da molti più interpretativa e meno realistica della fotografia a colori, l’immagine in B/N è un’astrazione della realtà. Cadere nel tranello che alla fotografia monocromatica corrisponda automaticamente uno scatto di qualità è da pivelli! Se è vero che il Bianco e Nero trasmette un’idea di nostalgia, poiché richiama i ricordi delle vecchie fotografie, è anche vero che è in grado di conferire suggestione ad un soggetto che altrimenti a colori apparirebbe meno incisivo.

Concludendo: scattare in bianco e nero è una pratica fotografica che tutti prima o poi dobbiamo provare. Tornare bambini senza essere mai stati adulti, significa sapere che prima o poi troveremo il luogo dove è stato scattato quel tramonto in bianco e nero…