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Le fotocamere bridge: compromesso o soluzione ideale?

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Le fotocamere bridge: compromesso o soluzione ideale?

Macchina fotografica BridgeQualora oggi un neo-fotografo decidesse di abbandonare lo smartphone e di provare a scattare con un dispositivo prettamente fotografico, probabilmente sarebbe orientato sull’acquisto di una compatta. Abbiamo già trattato, in un precedente articolo, il mondo delle compatte ed abbiamo evidenziato, per l’appunto, la preponderanza commerciale di questi dispositivi semplici e leggeri ma dalle alte prestazioni e qualità tecniche.

Le caratteristiche offerte dalle compatte variano considerevolmente, dalle semplici punta e scatta ai modelli che permettono di controllare tutte le variabili di scatto, dall’esposizione alla messa a fuoco. In questi ultimi, una volta che tutti corpi macchina prodotti più o meno si equivalgono, sono gli obiettivi a fare la differenza. Tra le case maggiormente quotate nella realizzazione di lenti ottiche ricordiamo Carl Zeiss, Leica e Kreuznach.
Esiste però una sottocategoria delle compatte che intende fare da ponte tra queste e il mondo delle reflex: le bridge. Ricordano, per il loro aspetto, le fotocamere reflex tradizionali, ma, a differenza di queste, l’obiettivo che montano è fisso, cioè non intercambiabile.
Con altre macchine fotografiche si può decidere se avere una serie di obiettivi a lunghezza fissa o se avere uno o più obiettivi zoom, ma nelle fotocamere bridge questo è impossibile. Certo, molti professionisti potrebbero essere spaventati dal non poter disporre del giusto corredo di obiettivi, ma questa è un’ottima soluzione per il mercato dei fotoamatori e dei prosumer.
Se al primo gruppo di utenti abbiamo dedicato un intero articolo, i prosumer li possiamo definire come l’utenza che non si limita al solo ruolo passivo di consumare, ma partecipa al processo produttivo in modalità amatoriale. Le fotocamere bridge sono appunto dei dispositivi compatti amatoriali.

Parentesi storica

Olympus IS 1000La prima fotocamera bridge fu commercializzata dalla nipponica Olympus nel 1990: la iS-1000. Con questo modello la casa di Tokyo ha voluto sorpassare gli altri costruttori nella conquista del mercato semi-professionale, proponendo modelli ergonomici, motorizzati e con ottiche zoom dotate di autofocus. Lo zoom ottico della serie iS ha lunghezza focale 35-105 mm, cioè l’ingrandimento massimo (105mm, teleobiettivo) è pari a tre volte la posizione di massima apertura dell’angolo di visione (35mm, grandangolare). In questo caso la variazione continua dell’immagine, nei limiti della focale massima e minima, equivale a tre obiettivi a focale fissa.
Per quanto possa sembrare poco importante, quest’ultimo accorgimento permette di inquadrare rapidamente fotografie sportive e di azione, annullando il rischio di perdere uno scatto importante quando si cambia l’obiettivo. L’elevata definizione dell’ottica, inoltre, permette degli scatti dalle qualità eccellenti, adatti a qualsiasi tipo di ingrandimento in fase di stampa.
Anche se in linea di principio si può dire che tutte le macchine compatte/bridge hanno un leggero ritardo tra il tempo in cui viene premuto il tasto dell’otturatore e il tempo in cui viene scattata la fotografia, la serie iS della Olympus ha permesso ad una grande fetta di popolazione amatoriale di scattare con un dispositivo semplice, ma dall’elevata qualità tecnica. Non ultimo basti pensare all’innovativo flash a scomparsa di cui erano dotate e che ha segnato la storia di tutti i modelli futuri.
Per far fronte a tutte le esigenze di scatto che si vengono a determinare, i progettisti hanno pensato ad uno zoom digitale per amplificare la potenza di quello ottico. Se con con quest’ultimo l’obiettivo muove le sue lenti per cambiare la lunghezza focale, con il digitale si attiva un processo matematico, interno al software della fotocamera, per ingrandire l’immagine catturata. La fotografia così ottenuta non è altro che un ingrandimento massimo dello zoom ottico con una tecnica chiamata interpolazione, cioè alterazione dei pixel. Secondo i professionisti non è conveniente utilizzare questa tecnica sulla fotocamera poiché rende difficoltoso uno scatto fermo (più lunga è la focale e più è difficile tenere ferma la macchina per evitare effetti di mosso), la messa a fuoco è critica (l’autofocus potrebbe non restituire un’immagine perfettamente definita) e siamo a rischio di sgranatura. Consiglio? Scattare sempre con lo zoom ottico! Se poi abbiamo interesse per un singolo dettaglio, possiamo sempre ingrandirlo in post produzione o in fase di stampa.
Un’altra caratteristica performante delle fotocamere bridge è lo stabilizzatore di immagine. Praticamente tutte le digitali ormai ne montano uno di serie, ma è proprio nelle compatte che questo assolve una funzione più dirompente… Se stiamo scattando in pessime condizioni di luce e non abbiamo flash o cavalletto, l’immagine potrebbe risultare mossa dal movimento dello scatto per i tempi prolungati. La stabilizzazione ottica entra quindi in funzione controbilanciando questo effetto e scattando foto nitide anche con poca luce. Un sistema di sensori, detti accelerometri, rivelano il movimento involontario della macchina fotografica e lo compensano con degli elementi ottici che si muovono all’interno dell’obiettivo, mantenendo l’immagine costantemente centrate. Il sistema riduce gli effetti del movimento e consente di usare velocità più lente.
Come tutte le digitali, anche i modelli bridge hanno uno schermo LCD sul quale comporre l’inquadratura fotografica. In molti modelli questo è anche estraibile e orientabile, in modo da facilitare gli autoritratti o i selfie. I modelli di fascia più elevata hanno anche una comoda ghiera sul dorso superiore del corpo macchina, la cui rotazione permette di impostare la giusta modalità di scatto in base alle diverse condizioni di luce.
I pulsanti di navigazione vicini allo schermo permettono di visualizzare qualunque fotografia già scattata, ingrandirla per verificare che sia a fuoco o cancellarla. A seconda del software interno, gli stessi pulsanti sono anche utilizzabili per cambiare le impostazioni di scatto (ritratto, notturna, sport,…), il tipo di file usato per la memorizzazione (compresso o non compresso), lo spazio colore (saturazione, contrasto, …) e visualizzare sullo schermo l’istogramma del colore (la rappresentazione grafica della distribuzione cromatica in un’immagine).

Come capire se le macchine fotografiche bridge fanno per noi?

La fotocamera bridge è in sostanza un buon compromesso per il fotografo alle prime armi, ma di sicuro limita l’attività di un professionista o del fotoamatore che intende sperimentare tutte le possibilità del dispositivo. Se tra i pro possiamo elencare l’elevata leggerezza, l’ergonomicità e l’elevata qualità dell’obiettivo, tra gli elementi negativi possiamo aggiungere tutte le restrizioni che una focale fissa impone all’attività del fotografo.
Può bastare una fotocamera bridge a quello che volete scattare oggi? Se la risposta è sì, allora date un’occhiata alle nostre selezioni delle migliori fotocamere bridge e delle migliori fotocamere bridge compatte.

By | 2017-01-23T11:57:16+00:00 gennaio 23rd, 2017|Categories: Fotografia|Tags: , , , |0 Comments

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