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L’aura della fotocamera analogica: un bianco e nero a colori da opera d’arte!

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L’aura della fotocamera analogica: un bianco e nero a colori da opera d’arte!

macchina fotografica analogica    Attraversare il magnifico mondo della fotografia analogica, in una realtà iperdominata dal numerico digitale, equivale a fare un viaggio alla scoperta di un modo alternativo di usufruire delle immagini, tornare ai tempi in cui le macchine fotografiche si nutrivano di pellicole e le fotografie si vivevano con tutti i sensi e non solo con la vista.

La fotografia nasce analogica. Questo termine la definisce in modo categorico come macchina produttrice di analoghi, ovvero soggetti che presentano elementi in comune o somiglianze determinate con qualcosa o qualcuno. Mi spiego…

Attraverso la pellicola, come abbiamo visto nei precedenti articoli, le fotocamere stabilivano un rapporto di somiglianza tra i soggetti fotografati e quelli effettivamente catturati sul supporto. Tale approccio permette all’osservatore delle fotografie sviluppate di dedurre mentalmente un certo grado di somiglianza, o analogia, tra queste e l’oggetto catturato dallo scatto.

Se fossimo una via di mezzo tra filosofi e fotografi potremmo arrivare ad esclamare “Ma se analogia significa riprodurre la realtà in miniatura, allora anche le macchine digitali sono analogiche?”. Per sommi capi ciò è vero, ma il modello digitale salva su un supporto magnetico le fotografie (la memory card) e quindi la luce non si imprime sulla pellicola creando un analogo, ma viene convertita e ridotta in linguaggio binario per essere salvata in un file immediatamente visualizzabile sullo schermo della fotocamera. La riduzione a codice binario della fotografia, quindi della luce, non restituisce un analogo, ma una sterminata serie di cifre nelle quali è impossibile per l’osservatore scorgere cosa è stato scattato senza un software che ne ricomponga l’immagine.

Se lo sviluppo del digitale ha permesso, attraverso la sintesi numerico/digitale di cui abbiamo appena discusso, di ovviare ai continui cambi di pellicola basando sulla quantità i suoi vantaggi, sul campo della qualità le campionesse indiscusse sono le fotocamere analogiche. Le pellicole sono i supporti migliori per trattenere i colori e catturare gran parte dello spettro di luce che entra attraverso l’obiettivo. Sarà difficile per i tecnici, in un prossimo futuro, eguagliare lo stesso risultato con un sensore dalle dimensioni sempre più ridotte.

macchina_fotografica_analogica_pellicola

Fotocamere analogiche: la tecnologia

Se l’obiettivo è l’occhio, le pellicole sono il cuore e la mente delle fotocamere analogiche perché trattengono gli scatti e ne restituiscono il senso per raccontarne la storia. L’offerta commerciale presenta svariati formati di pellicole (120mm, 135mm, …) ognuna da dare in pasto alla propria fotocamera (6×6, 35mm, 4×4, …) a seconda dei gusti stilistici del fotografo (alto, medio, basso contrasto) e della luminosità del set.

La luminosità, indicata sulla copertura del rullino dal numero di ISO, ed il contrasto, prerogativa del tipo di pellicola montata, non possono essere modificate durante la sessione fotografica, ma solo in fase di sviluppo con il tiraggio delle pellicole, un processo in cui i tempi di sviluppo vengono prolungati per rendere più luminosa e con maggiore contrasto l’immagine. Sempre sporcandoci le mani in camera oscura possiamo risolvere gli eventuali errori di misurazione della luce degli esposimetri, questi nelle analogiche devono essere ciclicamente tarati da un tecnico specializzato. Stesso tecnico che con destrezza e professionalità curerà la nostra fotocamera quando si ammalerà della sindrome di accavallamento delle immagini, un problema dato dalle difficoltà di scorrimento della pellicola lungo la guida.

Sostanzialmente le fotocamere analogiche sono corpi macchina semplici perché non hanno integrati tutti quegli strumenti che ormai inconsciamente utilizziamo durante lo scatto sopratutto con gli smarthpohe: GPS, livella, varietà di griglie per regolare il bilanciamento dell’inquadratura, effetto colori, la luminosità, il contrasto, … Servono o sono inutili? Provate a scattare per un po’ in analogico e … a voi la sentenza!

Terminati i 36 scatti, nelle fotocamere formato 35 mm, la pellicola va riavvolta all’interno del rullino ruotando più volte la levetta posta sulla base superiore della macchina fino al rientro completo, processo risolto automaticamente nei modelli motorizzati. Rientrata completamente nel suo rullino, la pellicola può ora essere portata dallo stampatore, che solitamente impiega qualche giorno per la consegna dei lavori sviluppati.

Ora al fotografo non resta che aspettare il giorno della consegna, ma nel frattempo la curiosità di vedere le foto si accumula e raggiunge l’apice in una singola domanda che finalmente verrà posta allo stampatore: come sono venute?

Fotocamera analogica Quello che accade subito dopo si esaurisce in pochi istanti: l’autore riceve il plico sigillato, lo apre inspirando con forza e finalmente vive le proprie creature, il prodotto del suo lavoro. Ogni scatto è per l’autore un punto di vista unico ed irripetibile, ciascuno con un valore fortissimo perché racchiude sensazioni ed emozioni che ha vissuto in prima persona in quell’esatto istante in cui la macchina ha fatto Clic! .

Con le fotocamere analogiche ancora non è venuto meno quell’intreccio tra devozione, irripetibilità e durata dell’attesa che caratterizza il nostro rapporto con l’arte tradizionale, con la materia concreta e non astratta e solo osservabile del numerico digitale.

Recuperando il termine filosofico di aura, ampiamente definito da Walter Benjamin nel celebre saggio del 1936 L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, possiamo affermare che le fotocamere analogiche ancora consentono quell’intreccio tra devozione, irripetibilità e durata dell’attesa che è scomparso con l’avvento del digitale e quindi con la banalizzazione dello scatto.

Benjamin scrive in un periodo in cui si compilano cataloghi di opere d’arte e la sua critica è appunto mirata alla fotografia, la quale con i suoi scatti fa perdere l’aura delle opere d’arte, ovvero ne fa decadere il loro carattere di unicità, originalità e irripetibilità appunto perché ne può fare solo delle riproduzioni tecniche.

La fotografia analogica oggi

Viceversa oggi è proprio la fotografia analogica a mantenere quell’aura perché non più oggetto di consumo, ma pratica di nicchia, hobby di qualche fotoamatore o di un artista, pratica desueta che persiste nel fare fotografia in un modo alternativo, dove l’attesa per la stampa amplifica il desiderio di rivivere gli scatti. A contrario delle fotocamere digitali, dispositivi delle masse con le quali non siamo tenuti a sviluppare tutte le fotografie e quindi abusiamo negli scatti, nel mondo analogico ogni scatto è prezioso poiché riempie la pellicola, di capienza notevolmente ridotta in confronto agli attuali supporti magnetici di salvataggio, e richiede un approccio più attento e meno fugace.

Molte fotocamere analogiche oggi vivono sotto strati di polvere o esposte come oggetti di arredamento un po’ kitsch, che ne dite di caricarle con una pellicola e di andare a fotografare quel bel tramonto?

By | 2017-02-24T15:03:07+00:00 dicembre 19th, 2016|Categories: Fotografia|Tags: , , |0 Comments

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