Sarà capitato anche a voi di non riuscire a catturare con precisione la totalità dei colori di un tramonto, i contorni dei crateri della luna con un buon teleobiettivo o semplicemente un particolare soggetto in still-life. I normali accorgimenti che utilizzano i fotografi per ridurre i movimenti inconsapevoli durante lo scatto, tenere saldamente la fotocamera con due mani e appoggiare la schiena ad un supporto stabile, possono non bastare se si lavora con tempi lunghi di esposizione.

treppiede paesaggio    In queste circostanze il treppiedi fotografico assume un ruolo fondamentale. Oltre a rimuovere i movimenti casuali del fotografo, il treppiedi, o tripode, permette una elevata stabilità dell’immagine e un’analisi completa del soggetto che intendiamo riprodurre. La stabilità è garantita dalle tre gambe che lo compongono, tre assi che evocano un resistente tetraedro immaginario, e da una testa a snodo in grado di sorreggere, tramite una piastra d’applicazione, le fotocamere più pesanti.

Utilizzato inizialmente per mantenere fissa la camera oscura, il treppiedi è il nipote tecnologicamente avanzato del cavalletto, l’elemento a quattro gambe usato dai pittori per sorreggere la tela. I primi supporti sono ingombranti e pesanti perché non si ha l’esigenza di trasportarli, gli artisti dipingono solo in laboratorio. Si dovrà aspettare Leonardo da Vinci, il cui motto era “Dipingo solo ciò che vedo”, per vederne uno di ridotte dimensioni in spalla al tuttologo studioso toscano.

L’invenzione del cavalletto portatile ha permesso agli artisti di uscire dai loro atelier e di riprodurre paesaggi che richiedevano lunghi periodi di studio, disegnare soggetti che, per le varie motivazioni, desideravano essere ritratti a domicilio. Senza questo supporto, sicuramente non sarebbe nato nel XIX secolo l’impressionismo francese e la relativa esigenza di pitturare en plein-air, letteralmente all’aria aperta. Il cavalletto da esterno vivrà un periodo di decadenza quando i pittori non ricercheranno più nella natura oggettiva il loro soggetto di espressione, ma guarderanno al loro interno per dare voce al proprio io. Gli artisti ritornano nell’intimità dei loro laboratori per ricercare una pittura in grado di affrontare gli echi dell’anima, dell’inconscio, il viaggio diventa interiore e abbandonano i supporti da viaggio.

Il cavalletto si trasforma quindi nel treppiedi per fotocamere odierno, stesso principio, ma non è ancora quello che oggi trasportiamo in comodi zaini durante le uscite fotografiche e pronto ad essere montato in pochi secondi. Ad inizio novecento i supporti sono ancora scomodi da trasportare, complicati nel montaggio e non tutte le piastre che montano sono compatibili con i diversi attacchi delle fotocamere. Molti fotografi accusano questi handicap.

treppiede Ansel Adams    Tra le tante storie che il celebre paesaggista Ansel Adams racconta nel best seller La fotocamera ci sono anche le sue disavventure con il treppiedi. Alla ricerca continua degli scatti perfetti, in lungo e in largo con la sua automobile per gli States, anche Adams ha ammesso di aver perso scatti straordinari a causa dei lunghi tempi di montaggio del cavalletto. Non potendoci rinunciare, a causa del peso delle fotocamere e dei lunghi tempi di scatto che i suoi diaframmi chiusi impongono, ha una geniale intuizione: montarne uno fisso sul tettuccio dell’automobile! Grazie all’aiuto di un amico meccanico, installa sulla capote un imponente treppiedi fisso che gli permette di abbattere, in pochi secondi, qualunque problema logistico dato dai tempi di allestimento. Dati i grandi risultati ottenuti non possiamo fare altro che lodare questa semplice invenzione!

Per Ansel Adams, ma anche per tutti i fotografi considerati tali, qualunque attimo può essere quello decisivo e la ricerca della fotografia perfetta è una costante in tutto il loro lavoro. Fotografia perfetta che dura solo quell’esatto istante in cui la osserviamo e ne siamo ispirati. A volte la perdiamo perché catturabile solo con quel pesante treppiedi che proprio quel giorno non abbiamo portato o fatto in tempo a montare.

Per ovviare a tale problema, molti amatori sono convinti di poter viaggiare con un treppiedi già aperto e con la fotocamera già installata al fine di catturare fotografie lampo. Tale pratica, sconsigliata dai fotografi, è logisticamente complicata perché impone un’attenzione esagerata al supporto durante il trasporto a mano ed implica un’inevitabile perdita di importanza nella ricerca del soggetto. In queste condizioni non possiamo fare altro che vivere l’approccio con quest’ultimo da una sola angolazione, quella proposta dal treppiedi e solitamente la più banale, invece di sperimentare diverse inquadrature al fine di cercare il miglior punto di cattura.

I progettisti tengono molto in considerazione l’utilizzo pratico che ne fanno i fotografi per sviluppare gli odierni treppiedi. Questi non risentono più delle penalità che portavano ai professionisti un tempo, ma anzi vengono pensati in modo da mettere immediatamente nelle condizioni di scattare… anche se non sempre è così!

Ad esempio, per garantire l’esatta prospettiva dell’immagine, oggi molti treppiedi, o tripodi, hanno montato su gambe e testa delle livelle a bolla d’aria che facilitano l’operatore nell’organizzazione dello scatto. Funzione di queste livelle graduate è rendere ordinata la fotografia: quando la bolla è al centro della livella l’inquadratura risponde positivamente alla linea dell’orizzonte e siamo esattamente perpendicolari a questa.

Buona pratica è abituarsi a puntare verso il soggetto una gamba del supporto. Tale accorgimento assolve la funzione di non sbilanciare il baricentro del treppiedi in avanti, messo a dura prova dal peso dell’obiettivo della fotocamera, e permette di avvicinarsi con comodità al corpo macchina senza urtare involontariamente il cavalletto.

chestpod

Chestpod

Il monopiede

Una valida e più agile soluzione sostitutiva al tripode è sicuramente il monopiede, stessa utilità e scopo del cavalletto ma con una sola gamba. Questa soluzione è inefficace per fotografie con scatti prolungati, ma consente al professionista di stabilizzare l’immagine in contesti in cui la mobilità del soggetto implica continue variazioni di inquadratura. Consigliato per il birdwatching, il monopiede negli ultimi anni è stato riscoperto anche nella sua variante chestpod, tecnica molto utilizzata nelle riprese video per proporre soggettive ed inquadrature dinamiche ad altezza uomo. Questo, tramite un adattatore, viene alloggiato su cinture legate alla vita o al torace del fotografo che oltre ad offrire il suo corpo come supporto alla fotocamera può utilizzarla con una mano sola.

Nell’acquisto di un buon treppiedi occorre chiederci che uso ne faremo. Ci serve una struttura resistente o agile? Quanto deve essere grande e quanto deve pesare? Ma sopratutto, che fotocamera dobbiamo installare sopra?

La fotografia è espressione di libertà, questo lo crediamo costantemente. Ma alcuni soggetti sono impossibili da catturare a mano libera: un sentiero stellato, un dipinto di luce, un paesaggio notturno… Se il treppiedi ci permette nuove possibilità di sperimentazione, beh… Viva il treppiedi!