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Conosciamo l’effetto Bokeh: alta qualità… fuori fuoco!

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Conosciamo l’effetto Bokeh: alta qualità… fuori fuoco!

Chi ha detto che lo sfocato è sempre e solo un elemento negativo nelle fotografie? In questo articolo intendiamo fare luce sui principi dell’effetto bokeh, ovvero il fuori fuoco ragionato ed esteticamente controllato dal fotografo in fase di scatto. Regolare la nitidezza solo in alcune parti del fotogramma, senza sprecare la profondità di campo oltre i limiti di questo spazio, permette di creare immagini molto realistiche e/o dinamiche che hanno maggiori possibilità di gradimento da parte di un probabile osservatore. Infatti attraverso l’effetto bokeh, parola giapponese liberamente tradotta come sfocatura, il fotografo può distinguere nettamente il soggetto, completamente nitido, dallo sfondo, rappresentato come sfocato o fuori fuoco. Ma facilitiamo l’argomento con alcuni esempi…

Esempi di sfocatura ragionata con l’effetto bokeh.

Immaginiamo, solo per un attimo, di essere stati reclutati da una coppia di sposi per catturare i principali avvenimenti del loro matrimonio. Ragioniamo: sono più importanti i soggetti o il contesto? Quando si fotografa una funzione religiosa, solitamente di fronte all’altare, o un corteo all’uscita dalla chiesa, è inutile estendere la nitidezza a tutti gli elementi presenti nella fotografia. Infatti i nostri scatti devono ritrarre perfettamente solo i soggetti protagonisti dell’evento e non necessariamente tutti gli elementi del contesto, poiché potrebbero risultare come degli agenti di disturbo per la scena.

Fotografando un soggetto naturale o un elemento architettonico è allo stesso modo inutile spingerci oltre il contesto in cui è inserito, l’immagine risulterebbe confusa, poco ordinata ed esteticamente non piacevole. Regola: anche la pratica fotografica si basa su un processo economico mirato ad ottenere il maggior profitto con il minimo sforzo, quindi dire grandi cose eliminando la confusione e puntando a stabilire una buona rappresentazione dell’evento.

In tutti questi casi, e in altri consimili, l’applicazione dell’effetto bokeh, quindi della messa a fuoco selettiva attraverso la nozione di profondità di campo, restituisce all’osservatore dell’immagine un senso di tridimensionalità di come è realmente il soggetto in natura.

Profondità di campo selettiva e prestabilita.

L’aspetto generale della parti sfuocate di un’immagine, giudicato a livello estetico, varia sostanzialmente con l’apertura del diaframma e la quantità di correzione dell’aberrazione sferica dell’obiettivo. Ricordiamo che nella maggior parte degli obiettivi, tra il gruppo di lenti anteriore e posteriore, è disposto un diaframma regolabile che funziona esattamente come l’iride dell’occhio umano. Il diaframma, costituito da una serie di lamelle metalliche sovrapposte il cui movimento allarga o restringe l’apertura per il passaggio della luce, incide sulla quantità di luce che penetra nella fotocamera e quindi sulla profondità di campo dell’immagine risultante. Un fattore importante è la forma del diaframma, che tende a essere replicata nei riflessi speculari (poligonali nella maggior parte dei casi, mentre gli obiettivi a specchio producono anelli).

Regola: ad un diaframma chiuso corrisponde una maggiore profondità di campo, quindi una nitidezza più estesa dei piani dell’immagine; viceversa un diaframma aperto restituisce nitidezza solo al piano dell’immagine da noi messo a fuoco tramite l’obiettivo della fotocamera, lasciando sfocato il contesto. È in quest’ultima possibilità che l’effetto bokeh ha maggiore effetto.

Giocare con la profondità di campo selettiva implica una grande conoscenza dell’ottica che stiamo adoperando. Per esperienza, ma anche per una regola scientifica, possiamo asserire che l’effetto bokeh è maggiormente deducibile quando si scatta con lunghe distanza focali, con teleobiettivi molto potenti e dalle grandi aperture del diaframma, e meno con focali fisse corte, tipo grandangolo.

Ricordando brevemente la profondità di campo prestabilita non possiamo che fare riferimento a quelle particolari ottiche che adottano sul loro corpo una specifica ghiera riportante i valori di chiusura del diaframma e quindi le distanze di messa a fuoco con quel valore. Se ad esempio la superficie del soggetto posto in primo piano si prolunga in direzione dello sfondo per una distanza di 10 metri, penso ad una casa o a un edificio, è possibile regolare la profondità di campo in corrispondenza di questo limite impostando conformemente il diaframma e la distanza di messa a fuoco. Dopo ciò si è liberi di scattare in qualsiasi momento, anche improvvisamente, sicuri del fatto che la zona interessata è racchiusa nella profondità di campo.

È questo un breve riepilogo, ma la trattazione ancora non ha risposto ad un quesito basilare: perché è così importante l’effetto della sfocatura?

Percezioni dell’effetto bokeh.

Per rispondere alla domanda precedente ci allontaniamo momentaneamente dalla fotografia per approdare all’arte figurativa del grande maestro Salvador Dalì. Il celebre pittore catalano, esponente di spicco del movimento surrealista europeo, era solito dipingere opere in cui i soggetti erano messi sullo stesso piano focale dello sfondo, eliminando quindi le differenze tra protagonista e contesto nella rappresentazione. Un unico piano ideale, una messa a fuoco totale di tutti i soggetti, che però costringono l’osservatore ad una lettura maggiormente attenta per non essere disorientato.

E allora ecco l’importanza dell’effetto bokeh. Solo con la sfocatura, impostando quindi un’alta apertura focale, possiamo discernere il soggetto dallo sfondo, creare dei piani stratificati sulla quale distribuire tutta l’inquadratura. In questo modo forniamo all’osservatore una guida per leggere correttamente ed efficacemente lo scatto, senza confonderlo sulla reale consistenza degli elementi riprodotti. Come poco fa ricordavamo, anche la fotografia è soggetta ad una regola economica ed è quindi necessario ridurre gli sprechi ed aumentare il profitto, quindi l’esatta trasmissione del messaggio che abbiamo originato.

Modi di vedere.

Riassumendo possiamo asserire che gran parte della sterminata opera pittorica di Dalì, succulente di surrealismo e di iper-definita messa a fuoco totale della figura rappresentata, si pone in contrasto all’effetto bokeh. Quest’ultimo, come ormai sarà chiaro dopo questa lettura, tenta di ordinare economicamente strati e piani (primo piano, secondo piano, sfondo) al fine di restituire una fotografia ordinata ed altamente deducibile nei suoi dettagli.

In ogni caso la messa a fuoco totale, tramite un’alta chiusura del diaframma, e una libera applicazione dell’effetto bokeh sono due modi di rappresentare la realtà, due possibili sperimentazioni dal forte impatto e che quasi sempre attivano un feeling con l’osservatore.

By | 2017-05-22T17:29:45+00:00 maggio 22nd, 2017|Categories: Fotografia, Imparare a fotografare|Tags: , , , |0 Comments

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