Anche le fotografie hanno una loro sensibilità… occhio alle ISO!

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Anche le fotografie hanno una loro sensibilità… occhio alle ISO!

Durante una nostra possibile passeggiata fotografica, all’improvviso veniamo avvolti dalla splendida luce di un tramonto… la nostra anima fotografica ne è sollecitata e, senza pensare troppo a misurare l’esposizione, scattiamo in automatico!

Convinti di trovare un ottimo riscontro sul display della fotocamera, rimaniamo delusi: Ma… perché l’immagine corrisponde così poco al soggetto fotografato? Ragioniamo…

L’esposizione

Il controllo dell’esposizione è la chiave per avere una raffinata qualità tonale nella foto, in modo da creare enfasi e guidare l’osservatore nel riconoscimento del soggetto. Oltre alla qualità del dispositivo fotografico, con il quale modificando tempo e diaframma forniamo dei parametri interpretativi allo scatto, i fattori che determinano l’esposizione sono l’illuminazione, le caratteristiche del soggetto e la sensibilità, o ISO.

Come usare diaframma, velocità di scatto e ISO

Fonte: https://www.hamburger-fotospots.de/

L’illuminazione è fisicamente deducibile come l’intensità e la distanza della sorgente di luce che colpisce il soggetto, le cui caratteristiche sono riscontrabili nei toni, colori e aspetto delle superfici di questi. Il valore Iso, invece, rappresenta la sensibilità della pellicola, veicolando anche la grana e il rumore di fondo nelle fotocamere digitali. Studiamolo nel dettaglio…

fotografia ISO    I.S.O. è l’acronimo di International Standards Organization, l’istituto responsabile della codifica per la sensibilità delle pellicole, il quale combina il precedente standard americano ASA con quello europeo DIN. Ogni pellicola ha una particolare sensibilità alla luce stabilita al momento della fabbricazione, spesso parte integrante del nome commerciale, ad esempio: Fujicolor 160 e Kodak T-Max 400. Il valore ISO indica la specifica quantità di luce che il supporto fotosensibile da imprimere necessita per produrre abbastanza densità da catture il soggetto.

Apertura del diaframma, obiettivo e tempo di esposizione

L’apertura del diaframma, nell’obiettivo, e il tempo d’esposizione, nella fotocamera, ci assicurano che la quantità di luce che proviene dal soggetto e raggiunge la pellicola (o sensore) rientri nella gamma di luminosità in grado di produrre incrementi di densità visibile, quindi un’immagine di senso compiuto. La sensibilità della pellicola, ISO, è la costante fissa al variare delle condizioni di ripresa di diaframma e tempo di esposizione.

Durante lo scatto i cristalli di alogenuro d’argento, presenti nello strato di emulsione della pellicola, vengono esposti alla luce e si impressionano. Durante lo sviluppo questi si trasformano in delle macchioline nere, facilmente osservabili sul negativo fotografico con una lente di ingrandimento. Per il procedimento negativo/positivo dello sviluppo, le macchioline nere di grana visibili sulla stampa sono in realtà gli spazi che separano gli elementi che compongono la grana del negativo. Difatti la grana che trattiene la luce nel negativo, quindi nera, sulla fotografia apparirà bianca.

I fabbricanti possono creare pellicole con cristalli di dimensioni maggiori o minori, la scala ISO è stata ideata proprio per differenziarle…

La scala ISO

I valori ISO si sistemano all’interno di una scala aritmetica esponenziale: ogni valore è il doppio del precedente. Tra i due valore c’è uno Stop di differenza, che indica il raddoppio della quantità di luce che colpisce la pellicola o sensore nel valore precedente. Più il valore è basso e più la sensibilità sarà ridotta, ma la grana sarà fine e la nitidezza elevata; viceversa con valori alti avremo alta sensibilità a scapito della nitidezza sulla quale influirà la grana spessa. Le pellicole a grana molto fine avranno quasi sempre un contrasto relativamente elevato, un’elevata risoluzione e una bassa rapidità, quindi dovremo relazionare l’apertura del diaframma e la velocità dell’otturatore in modo da far entrare più luce. Quindi per far fronte a bassi livelli di illuminazione, il fotografo può ricorrere a pellicole veloci, ad alti livelli di ISO, ma dovrà aspettarsi una grana di grandi dimensioni accompagnata da una forte riduzione del contrasto e da un sacrificio sul piano della nitidezza.

La nitidezza fa riferimento alla capacità di una pellicola di rendere distinguibili dettagli molto piccoli e diventa sempre più evidente durante l’ingrandimento a cui sottoponiamo il negativo al momento della stampa. Pellicole di medio e grande formato, oltre i 35mm, ci permettono di ingrandire notevolmente senza una immediata perdita di nitidezza. Stessa perdita risulta preponderante nel mondo digitale, al cui ingrandimento corrisponde una sgranatura dell’immagine e quindi la visualizzazione dei pixel.

Il Rumore di fondo e come ridurlo

Il rumore di fondo è il corrispondente digitale della grana di una pellicola, presente in ogni immagine scattata da una fotocamera. A differenza delle fotocamere analogiche che sono condizionate dalla pellicola che montano, le digitali permettono di impostare le quantità di ISO a seconda della luminosità dell’ambiente: proporzionalmente all’aumento dei valori delle ISO aumenta anche il rumore/disturbo delle foto, quindi a foto più luminose corrisponde granulosità maggiore e meno nitidezza dell’immagine. La quantità di rumore/disturbo varia da macchina a macchina e si genera quando il calore libera dalla superficie del sensore degli elettroni nella zona dell’immagine, chiamati elettroni termici. Le fotocamere digitali, sopratutto le compatte, incorporano degli algoritmi di riduzione del rumore capaci di renderlo quasi invisibile, in quanto più il sensore montato è piccolo e maggiore sarà il disturbo. E’ comunque possibile minimizzarlo in post produzione utilizzando dei programmi di elaborazione fotografica come photoshop.

    Alcune tra le più moderne fotocamere digitali hanno una funzione (Sv) che permette di mantenere fisso il valore delle ISO e di lasciar decidere automaticamente all’esposimetro di impostare il tempo di posa e il valore del diaframma in modo da ottenere uno scatto equilibrato. Una funzione particolare che permette di scattare in libertà senza badare troppo alla terza incognita nell’equazione di misurazione esposimetrica.

Sempre in alcune digitali si può intervenire nel rapporto esponenziale tra i diversi valori della scala della sensibilità: oltre ad aumentare per un mezzo si può anche aumentare per un terzo di Stop. In questo modo si possono avere maggiori possibilità per scattare.

Negli ultimi decenni l’industria delle pellicole si è mossa verso un abbattimento dei problemi di nitidezza delle foto, ricercando validi compromessi tra grana e velocità. La stessa evoluzione è stata seguita dai produttori di fotocamere digitali, che hanno contenuto il rumore di fondo dei sensori implementando tecnologie stabilizzanti. Parallelamente alla ricerca di un’immagine in alta definizione (HD) si è anche creato un movimento alternativo di fotoamatori, ma anche professionisti, che invece ricercano la qualità degli scatti di un tempo dove la grana rendeva più vivo l’attimo catturato. La gran parte della massa ricerca dispositivi sempre più piccoli capaci di produrre immagini iper-definite, dall’altra una comunità di nicchia continua a sperimentare e a recuperare le tecnologie di una storia fotografica sempre più lontana e dimenticata.

Questa la fortuna di essere fotografi: scegliere se scattare con fotocamere super professionali, penso alle moderne reflex digitali, o con dei dispositivi di semplice progettazione, ad esempio quello con foro stenopeico. Voi da che parte siete?

By | 2017-02-22T12:32:50+00:00 dicembre 21st, 2016|Categories: Fotografia|Tags: , , , |0 Comments

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