Le fotocamere a visione diretta vengono dette compatte poiché tutte le funzioni operative sono incorporate ed automatizzate nel dispositivo. Se i modelli analogici avevano l’avanzamento della pellicola motorizzata, le più recenti fotocamere compatte hanno software di elaborazione competitivi uniti ad un autofocus preciso, un’esposizione automatica legata all’obiettivo rigorosamente zoom e un flash dalle dimensioni ridottissime. All’avanzare di architetture fotografiche mirate a modelli sempre più miniaturizzati, le tecnologie moderne hanno permesso lo sviluppo di dispositivi pratici, rapidi e facili da utilizzare che permettono la ripresa di situazioni che altrimenti andrebbero perdute. Non a caso ogni fotoreporter ha spesso una compact automatica come macchina di scorta.

Le fotocamere compatte, a differenza delle maggiori reflex, non hanno il pentaprisma, cioè quel blocco sagomato che riflettendo la luce sulle sue superfici interne permette una visione diritta del soggetto nell’oculare. Tale deficit è superato con l’installazione di un mirino opzionale montato nel corpo della macchina, il quale permette di vedere il soggetto in modo chiaro e di metterne a fuoco i contorni anche in condizioni di scarsa luminosità. Il mirino consente anche di anticipare l’ingresso del soggetto nell’inquadratura nel caso di eventi sportivi molto veloci.

Le fotocamere compatte sono dispositivi ideali per catturare in totale libertà e rapidità il soggetto. Create per non imporre elevate conoscenze tecniche in materia fotografia al fotoamatore, permettono di catturare in totale libertà e rapidità il soggetto. Senza mezzi termini possiamo affermare che le compatte hanno definitivamente consacrato l’atto fotografico a pratica espressiva prediletta della massa.

Ma eccoci ora all’inevitabile parentesi storica…

Leica - Osmar BarnackOskar Barnack è un giovane ingegnere tedesco, dipendente della Zeiss, che sta progettando una fotocamera che utilizzi la pellicola da 35 mm per effettuare i suoi scatti. In collaborazione con la Leica disegna un modello che riproduce in dei fotogrammi rettangolari di dimensione 24X36 la realtà catturata. Il risultato arriva nel 1914 con la creazione della fotocamera UR, pesa soltanto 350 grammi ed è la capostipite di tutte le macchine fotografiche compatte che utilizziamo ancora oggi. La fotografia analogica, raggiungendo la piena maturità con la Leica e il suo rullino da 35 mm, esce fuori dagli atelier degli artisti per raggiungere le elevate vette del fotogiornalismo.

Il fotogiornalismo lega le notizie con le fotografie e ha il suo battesimo nel 1914 con l’invenzione del giornale stampato in rotocalchi, quindi con una tecnologia di stampa rapidissima che permette l’inclusione di fotografie e grafici nelle pagine dei quotidiani. Invenzione centrale sarà quella del francese Eduard Belin che sin dal 1907 sperimenta il telefoto, un metodo di trasmissione a distanza delle immagini fotografiche: tra l’Europa e l’America, nel 1914, è possibile inviare fotografie in formato 13 x 18 cm in 12 minuti. I grandi editori americani sono a caccia di contenuti per i loro rotocalchi; risulta scontata la decisione di mandare i loro inviati in Europa dove si sta consumando la Grande guerra, incredibile riserva di storie!

Nel vecchio continente ogni esercito si dota di un reparto fotografico. La fotografia e la cinematografia sono insieme supporto alle operazione, documentazione e materia prima per la propaganda. Solo in Italia, ad esempio, durante la Grande guerra operano quasi 600 fotografi militari, realizzando 150 mila foto. Accanto a questi, il fotoreporter editoriale diventa una figura quasi complementare e per muoversi in agilità ha bisogno di fotocamere compatte: la Leica è la loro migliore alleata.

Le fotocamere compatte vengono quindi preferite perché sono tascabili e dotate di tutti gli accessori di serie, a contrario delle macchine a soffietto, che risultano ingombranti ed hanno tempi di posa esagerati per un fotoreporter. Le compatte, scattando in 35mm, producono fotografie di qualità anche in condizioni difficili. I fotografi maggiormente deficitari nella tecnica e con scarsa esperienza possono realizzare nitide immagini di discreta qualità purché lavorino entro determinati requisiti minimi, come ad esempio: evitare gli scatti troppo ravvicinati, impugnare la fotocamere saldamente durante lo scatto ed escludere il flash quando si vuole catturare un soggetto che è troppo lontano.

Nel 1928 nasce il settimanale francese Vu fondato e diretto dal fotografo Lucien Vogel. Lo strumento principale con cui diffonde le notizie è l’inchiesta fotografica, affidata ogni settimana ad un solo fotografo che documenta, con una serie di immagini sullo stesso soggetto, una situazione, un evento, un territorio. Il giornale fa ampio uso delle agenzie fotografiche che proprio in questo periodo iniziano la loro attività. La più importante è sicuramente la Magnum, fondata nel 1947 a Parigi da Henri Cartier-Bresson e Robert Capa. Obiettivo della Magnum è quello di dare più indipendenza e potere contrattuale ai fotografi rispetto agli editori, nell’interesse dei lettori, all’interno di un’estetica dell’obiettività e dell’instantanea. La loro fotocamera è la Leica.

Prerogativa di queste fotocamere è quella di essere sempre pronte allo scatto. Non importa quale sia la scena da ritrarre, le Leica non conservano nessun ritardo tra il momento dello scatto e la scena da ritrarre. La loro dimensione compatta e tascabile permette di avere una macchina fotografica dalle elevate prestazioni.

Qualche aspetto tecnico

Con il digitale si è mantenuto questo standard di agilità e velocità, ma non si è comunque fatto fronte ai difetti che già le analogiche possedevano. Vediamoli nel dettaglio…

Come ricordato, nelle fotocamere compatte il mirino è a visione diretta, cioè mostra sempre il soggetto a fuoco perché è l’occhio che compensa. Al centro del mirino è delimitata la zona su cui avviene la messa a fuoco automatica, quella che solitamente interessa catturare al fotoamatore. A volte può capitare che il mirino e l’obiettino non siano sulla stessa linea di visione, generando un errore di parallasse che può diventare un grosso inconveniente quando si fotografa da vicino. Nelle fotocamere più moderne tale problema è stato superato dall’installazione di uno schermo LCD, supporto alla visione che elimina qualsiasi inconveniente di sfalsamento nell’inquadratura.

Il display delle compatte ancora oggi non permette all’utente un preciso controllo visivo della profondità di campo e una regolazione dell’autofocus che risponda alle sue esigenze artistiche e di ripresa. Come può, in una frazione di secondo, la messa a fuoco automatica sapere/capire cosa vogliamo veramente riprodurre nella nostra fotografia?

Le compatte sono un’altra possibilità donataci dalla fotografia, ma a noi resta sempre la possibilità del libero arbitrio: con cosa vogliamo scattare oggi?