35 mm: un piccolo formato per grandi prospettive

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35 mm: un piccolo formato per grandi prospettive

35 mmIl formato 35mm ha condizionato, con le sue dimensioni, il modo di fare fotografia. 24 mm di altezza e 36 mm di larghezza, sono le misure della pellicola codificata in 135, ovvero il rullino standard da 35 mm a doppia perforazione. Il formato 2:3 del fotogramma più famoso del mondo, è praticamente utilizzato nella maggior parte dei dispositivi fotografici ed ha condizionato il nostro modo di inquadrare e vedere i soggetti al di là di un mirino. Il fatto che sia così diffuso la dice lunga sul modo di osservare la realtà di noi essere umani.

Il formato 35 mm nella storia

In ogni caso la filiazione tra fotografia 35 mm e cinema è così forte non solo per un motivo culturale, ma anche perché nasce dalla comune adozione degli stessi principi e dispositivi ottici, chimici e meccanici. Nel 1888 Thomas Edison, già inventore del fonografo e della lampadina elettrica, decise di costruire macchine per riprendere e mostrare immagini in movimento.

Dato che il fonografo funzionava registrando il suono su dei cilindri, l’inventore tentò di riprodurre l’idea applicando serie di piccole immagini intorno a degli elementi rotanti, ma con risultati insoddisfacenti. L’anno successivo l’ex impiegato di banca George Eastman, che ha da poco fondato la Eastman Dry Plate Company, lancia sul mercato la sua più grande invenzione: la pellicola di celluloide.

Edison riuscì ad ottenere del materiale Eastman Kodak e cominciò a lavorare su due nuovi tipi di macchine: il kinetografo e kinetoscopio. Per comodità tagliò la pellicola in nastri lunghi un pollice (circa 35 mm) e fece quattro perforazioni su entrambi i lati di ogni fotogramma in modo che ruote dentate potessero trascinare la pellicola attraverso la macchina da presa. Per quanto possa sembrare incredibile queste prime decisioni influenzarono l’intera storia del cinema: la pellicola 35 mm con quattro perforazioni laterali è infatti il modello usato tuttora.
35mmA questo punto entrano in campo due celebri fratelli : Auguste e Louis Lumiere. La loro famiglia possedeva la più grande azienda europea di prodotti fotografici. Nel 1894, al momento della proposta di realizzare pellicole meno costose di quelle vendute da Edison per il mercato europeo, hanno da poco brevettato un meccanismo dentellato di trascinamento della pellicola che gli permetta di far scorrere uniformemente delle immagini. Il trascinamento sfrutta il meccanismo della macchina da cucire che era stata inventata nel 1846 e che fermava il tessuto parecchie volte al secondo permettendo all’ago di perforarlo. In poco tempo ideano una piccola ed elegante macchina da presa, chiamata cinematografo e che adotta la pellicola da 35 mm.

I Lumiere giravano i loro film alla velocità di sedici fotogrammi al secondo, invece che a quella di quarantasei come faceva Edison. Questa misura divenne la velocità media standard dei film in tutto il mondo per circa venticinque anni, anche grazie ai notevoli risparmi di pellicola che questa comportava. Il primo film realizzato con questo sistema fu “La sortie des usines Lumière” (L’uscita dalle fabbriche Lumière) girato nel marzo 1895 e proiettato il 22 marzo. Ma il battesimo del cinema fu il 28 dicembre del 1895 in una delle sale del Grand Cafè di Parigi, venticinque minuti di pellicola da 35mm in cui furono proiettati ben 10 film ciascuno dei quali lungo circa un minuto. Fu un trionfo magnifico! Da quel giorno fino all’avvento del digitale, il piccolo formato da 35 mm ha dominato la fotografia imponendo il suo rapporto rettangolare ai bordi della nostra inquadratura.

Dal punto di vista tecnico

Maggiore è il formato dell’immagine e migliore sarà la qualità della stampa finale. Le fotografie in medio o grande formato, quindi più grandi delle pellicole da 135 mm, hanno una grana più piccola, gradazione cromatica più ampia e una elevata definizione. Handicap è però il difficile utilizzo, la grandezza e il peso del dispositivo che deve contenere la pellicola.
A parità di distanza focale e di apertura di diaframma, le macchine a piccolo formato hanno maggiore profondità di campo rispetto a quelle di dimensioni maggiori e permettono un approccio più libero al soggetto in quanto pongono meno ostacoli. Una fotocamera da 35 mm consente maggiore libertà operativa nella scelta del punto di ripresa e di messa a fuoco, qualità che incide anche nella rapidità di scattare diversi fotogrammi in rapida successione.
L’elevata diffusione del piccolo formato è legata anche alla vasta offerta di obiettivi. Sicuramente le reflex possono contare su ottiche intercambiabili più luminose, cioè permettono aperture di diaframma più ampie per scattare in condizioni di luce scarsa con tempi abbastanza veloci. Ideale nella fotografia sportiva e nel reportage, dove la cattura dell’attimo è essenziale.
Come abbiamo approfondito in altri articoli le reflex digitali hanno esattamente lo stesso aspetto delle loro antenate analogiche, addirittura alcuni modelli derivano direttamente da quelli a pellicola e hanno lo stesso corpo macchina. Ma la differenza fondamentale è che dopo l’otturatore c’è il fatidico sensore. Da inizio anni 2000 sono disponibili sul mercato professionale dei modelli reflex che montano sensori full-frame dall’elevato numero di Mega Pixel. I sensori full-frame, inquadratura piena, hanno pari dimensioni del 35 mm e si pongono di recuperare il piccolo formato analogico in ambito digitale proponendo elevate prestazioni in altissima definizione.
I prezzi sono ancora molto alti per una semi professionale full-frame e ciò è dovuto in gran parte al costo di produzione del sensore, addirittura 20 volte superiore a quello delle fotocamere compatte. Alcune full frame comprendono anche delle funzionalità professionali solitamente non indirizzate all’utente medio, cosicché dimensioni e peso sono anche conseguenza di una costruzione più robusta.
Se abbiamo un set di ottiche ereditato dalla precedente passione analogica e vogliamo acquistare una full frame digitale, un buon consiglio è quello di valutare se la nuova fotocamere monta la stessa baionetta degli obiettivi che già possediamo. In questo modo possiamo integrare passato e moderno in una fotocamera da sogno.

Per concludere

Il formato rettangolare da 35 mm ha fatto la storia della fotografia mondiale, tutti abbiamo scattato e continuiamo a scattare nella proporzione 2:3 . Il consiglio però è anche di provare altri tipi di pellicole come le 120 mm, il formato quadrato 6×6. Tale formato, se a prima vista può sembrare facile da utilizzare in quanto non occorre decidere a priori se scattare in orizzontale o verticale, priva l’immagine di una spinta dinamica ed impone al fotografo soluzioni alternative per rendere lo scatto interessante.
Nell’inquadratura da 35 mm c’è già il palcoscenico per qualsiasi storia: spetta al fotografo cercare i giusti protagonisti…

By | 2017-02-24T15:17:41+00:00 dicembre 21st, 2016|Categories: Fotografia, Imparare a fotografare|Tags: , , , , |0 Comments

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